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La nota sul romanzo con copertina. |
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La sta osservando come non gli è mai accaduto di osservare una donna. |
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febbre che si accompagna a sogni, memorie e tenui deliri gli
consentiva.... |
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La professoressa Rosamaria Astolfi dà al preside Guerriero tutto il tempo di cui ha bisogno |
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Magia della notte nel vigneto di Maurizio Mazzotta
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- Non sarà l'atmosfera? Questa campagna è magica.
- Sì è probabile può essere l'atmosfera. Non so se riferirti, sono tentato... è proprio come hai detto tu, magica. Ma sì, te lo dico. Ti racconto cosa accade in agosto tra le vigne.
Ancora più di lui, che usa le parole ad arte e che si sta persuadendo a rivelare le favole dei suoi vent'anni, recuperate dalla memoria, sorgenti emerse all'improvviso da strati di roccia, freschissime, ancora più di lui che si sta inserendo nel suo stesso sogno, gli occhi di lei scintillano. I bambini ugualmente si accendono se qualcuno racconta loro una storia annunciandone il mistero coi gesti e con la voce. Rosamaria si muove nel letto e si rannicchia frontalmente verso di lui. Che le bacia la punta del naso, anzi glielo lecca, e lei ha un moto sommesso di ribellione e non sa se sorridere per il naso bagnato e solleticato.
- Sto per raccontarti una storia vera e ho paura che tu non mi creda. Ascolta, ci sono le vigne qui intorno oltre agli ulivi naturalmente.
C' è un mare di vigneti alti intricati tanto sono vecchi. Arrivavano fin sotto questa finestra e le sere di vento si udivano distintamente i sospiri delle foglie che si accarezzavano. In agosto accade un fatto straordinario nei giorni di luna piena. Stai attenta! Tutta la campagna freme. E' notte eppure c'è tanta luce, non quella violenta del giorno che ammutolisce i pampini e immobilizza tutte le verdi creature della campagna, che asciuga le zolle rossastre e lascia senza respiro le pietre. E' una luce annebbiata... lattescente...
- Lattescente?!
- Non ti piacerà, ma è proprio così, lattescente, biancastra, albina. Una luce bagnata d'umido. Che sveglia l'attenzione della campagna e le regine del Salento...
- Chi sono le regine del Salento?
- Eh dammi tempo!
Finge fastidio; come se faticasse a riprendere il discorso e con un sopracciglio alzato a sottolineare lo sforzo e colpevolizzare l'irrequietezza di lei che ascolta. Lei di rimando finge pentimento e vi aggiunge un lievissimo: scusa scusa, continua.
- Le vigne sono le regine del Salento. I re sono gli ulivi. Vecchi re sofferenti di artrosi che si rallegrano dell'umido bianco che ammorbidisce i nodi dei tronchi e dà momentaneo sollievo. Attraverseremo gli ulivi per arrivare alla vigna. Tra un po', dopo mezzanotte. Quando inizia la festa più discreta, più delicata, più...più intima che si possa sognare. Vedrai sotto la luna i giovani ulivi che hanno un destino di vecchi; i re, maestosi e sofferenti, ripiegati sui loro sogni di solitudine, essi non tollerano la vicinanza e hanno bisogno di vuoti attorno per potersi allungare, contorcersi. Vedrai le loro straordinarie posture di vecchi danzatori che si muovono adagio dubbiosi della loro forza. Sarai affascinata da questa danza silenziosa e cauta che dà inizio alla festa e ti verrà voglia di imitarli, perché quelle visioni trascinano ma non devi farlo, assolutamente!!! I maghi della campagna sorvegliano che tutto accada come deve accadere e ti convertirebbero in oliva.-
- In oliva?!-
- Silenzio!e ascolta. -
- E chi sono i maghi della campagna?-
- I ficodindia...che domande. Basta guardarli e si capisce.-
- Sono maghi buoni o maghi cattivi?-
- E' una vecchia, pericolosa questione. Penso che bisogna saperlo prendere il ficodindia...con i guanti, ma non di velluto, e discutere con lui a piccole dosi. I ficodindia vanno soli ma anche in compagnia. A volte si danno convegno e si ammucchiano a decine per deliberare oscure strategie. Ti viene naturale rimanere alla larga. Più spesso sono a guardia di costruzioni abbandonate persino dal tempo, case diroccate la cui rovina non va oltre, non procede. O sono ai limiti dei campi e segnano i confini. Li vedremo al confine tra gli ulivi e i vigneti con le loro bizzarre braccia dalle cento mani che sembrano offrirti dei fagottini dorati. L'incauto che in questa notte incredibile guidato dalla luna, complice, li scorge e ammaliato accosta la mano per afferrarne uno è di colpo fuori dell'incantesimo, nella realtà di una mano trafitta da aghi che si spezzano apposta per rimanere nella pelle.
Io ti sorveglierò che non ti venga voglia di imitare gli ulivi e ti terrò per mano. Così tu già rapita arriverai ai bordi del vigneto, dove i ceppi alti si stipano e oppongono un muro di foglie e piccoli robusti tronchi ai deserti degli ulivi. Avrai paura e sarà la tua prima forte emozione. Angoscia di essere avvolta, di perderti, propria degli umani. Ma se dentro di te porti amore, proprio tanto, coglierai i sospiri, le voci sommesse, a poco a poco distinguerai il tuo e il mio nome. Sono gli uomini delle vigne che ci chiamano alla festa. Faremo una cosa che troverai naturale, che adesso appena la dirò ti preoccuperà. Ci spoglieremo totalmente...-
- Non mi preoccupa -
- Zitta! Vedrai le prime vigne allentarsi e schiudersi. Entreremo nel vigneto. Avrai solo il tempo di accorgerti che la festa è la festa dell'amore terreno. I tuoi timori residui cederanno alla gioia e al piacere. Un amore terreno lontano mille miglia dal nostro amore terreno, che ha spunti di violenza, chiusure ed esplosioni. Gli uomini delle vigne sono maestri di dolcezze. Ci prenderanno e si offriranno a noi, in mille guise. I nostri corpi si schiuderanno per accoglierli, per accoglierci. Penetrati in ogni dove ci addormenteremo in un abbraccio intricato che avvolgerà noi uniti e loro che ci uniscono. I nostri sensi ci avranno permesso di comunicare tra noi e con loro simultaneamente e l'esperienza sopraffatta dal sonno rimarrà come memoria di un lungo dolcissimo totale orgasmo. Sentiremo le loro storie sulla pelle e li comprenderemo. Capirai che l'amore terreno può stare al confine con gli angeli e quando riattraverseremo gli ulivi comprenderai che gli uomini delle vigne si rifugiano nei vigneti impenetrabili delusi dall'incapacità degli uomini di coniugare il profano con il sacro, l'infimo con il sublime, il terreno con il celestiale.
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