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La nota sul romanzo con copertina. |
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La sta osservando come non gli è mai accaduto di osservare una donna. |
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La professoressa Rosamaria Astolfi dà al preside Guerriero tutto il tempo di cui ha bisogno |
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Non sarà l'atmosfera? Questa campagna è magica. |
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Racconti d'amore di Maurizio Mazzotta
La strega
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La febbre che si accompagna a sogni, memorie e tenui deliri
gli consentiva una percezione imprecisa del trascorrere
delle ore. L'urgenza del caffé rivelò il mattino,
non altro, dalle imposte non trapelava luce, nemmeno quella
sbiadita dell'alba. Niente scuola: dunque imporsi di dormire!
Si sveglia di colpo con immediata, assoluta lucidità,
come se l'amplital non si trastulli a minare il
suo corpo con la scusa di dover colpire nemici invisibili.
Nella stanza offuscata il vetro della porta è un'ombra
chiara per il lucore che viene dal bagno adiacente, le cui
finestrelle hanno gli scuri spalancati. L'alba sta sorgendo
dubbiosa se regalare al giorno altro freddo, che si addice
alla notte.
Scende le scale.
Appena nell'ingresso, pure se la meta è la cucina
e l'intenzione il caffé, infila, senza averlo deciso,
la porta del salotto e si meraviglia di vederla sul divano
che si taglia le unghie dei piedi.
Gli sorride con due occhi nerissimi, più neri dei
suoi; neri sono anche i riccioli lunghi dei capelli. Ha
un vestito che la scopre in più parti e siccome ha
le gambe contratte rivela di profilo la massa scura della
sua intimità.
Sta dicendo qualcosa, sembra una cantilena borbottata di
certo non per Giovanni rapito dalla sua bellezza aggressiva.
Però lo guarda, e allora Giovanni si sforza di ascoltare
ma non intende, il suo linguaggio è oscuro.
- La preistoria è il fiorire dei miti, la storia
il loro deteriorarsi.
Come se argomentasse: - Eppure nella preistoria affonda
le radici quella realtà che si manifesterà
nella storia, agguerrita, per distruggere i miti. -
Giovanni ha tante domande, ma resta in silenzio.
Lei apre il sorriso: - Il primo impulso è di chiederti
se sei contento di vedermi, anche se so che il tuo corpo
è già ebbro di felicità. -
Torna a chinarsi sui piedi e dice con un lieve movimento
in su delle spalle:
- E' solo per avviare il discorso. Ascolta: il dramma nasce
dalla consapevolezza che la realtà ha origine nello
stesso momento in cui matura il mito. E l’uomo si
tormenta: è il farsi e il disfarsi di un insieme
che ha in sé elementi diversi solo in apparenza e
invece sono differenti percezioni della nostra soggettività?
E’ così! Mito e realtà, caro Giovanni,
hanno la stessa natura, sono eventi senza senso che toccano
la vostra mutevole sensibilità -.
Sospende di nuovo la sua operazione e alza il viso con gli
occhi umidi.
Finalmente Giovanni nella piena oscurità di ciò
che ascolta e di ciò che lui stesso dice, le chiede:
- Cosa vuoi? Cosa vuoi in cambio? - La sua voce è
strozzata dal desiderio impetuoso di possederla.
- Nulla. Mi diverto così. -
Giovanni si controlla sapendo di essere destinato alla sconfitta.
Tenta di bluffare.
- Allora... se ti diverti, se sei qui per divertirti, sei
tu in debito...-
- Ipocrita... Oh così bonariamente!… è
normale per l'uomo essere ipocrita. Certo è più
appagante credere che il mito sia il passato-futuro, remoto,
immaginato, forse raggiungibile, e che la realtà
sia il presente, terribile, forse dominabile, che lavora
ostinata per cristallizzare i tuoi impulsi. Realizzerai
davvero i tuoi sogni, Giovanni? Tu vuoi il potere; io sono
una strega e posso dartelo. In cambio non voglio nulla.
So che mi divertirò. Per fare un esempio, dice e
contempla l'unghia prima di affrontarla con la limetta,
tu vorresti fare adesso l'amore con me, bene! io posso darti
tutte le donne che vuoi, con me però non..., altra
pausa per studiare l'unghia, non scoperai mai. Questo mi
diverte.-
Giovanni è profondamente turbato. Quello che lei
dice è pericoloso, intanto darebbe qualunque cosa
per avere proprio lei, stordirla di piacere.
Come se d'improvviso fosse tornata la febbre alta, si accascia
sul cuscino per terra, a cinquanta centimetri dai suoi piccoli
piedi scuri. Il suo sesso in primo piano. La spossatezza
lo aiuta e non si turba più di tanto.
- Perché sei venuta? chiede con voce fioca, poi come
se la risposta non lo riguardasse: Ma io... posso cambiare?
-
- Non lo so e tutto sommato non mi importa - immerge la
pietra grigia, di pomice, in una bacinella d'acqua che Giovanni
non ha notato e comincia a grattare il tallone sinistro.
Ha divaricato le gambe e la postura questa volta mostra
proprio tutto. La pelle è di seta bruna, la carne
è distribuita con maestria, muscoli tonici, niente
ombra di cellulite, nessuna smagliatura. Il corpo è
di sedicenne, il viso e l'espressione fanno promesse di
trentenne.
- Vorresti innamorarti... è questo che vuoi dire?
- smette di parlare per saggiare coi polpastrelli la pelle
del tallone sini¬stro.
- Vorresti incontrare una fanciulla, innamorarti di lei,
lei che si innamori di te perdutamente...- lo guarda investigando
i suoi occhi a lungo. - Tu non vuoi questo. Altrimenti non
sarei venuta io.-
Giovanni ha un brivido e senza pronunciarsi tenta, con molta
poca curiosità e voglia, qualche ipotesi su chi altri
sarebbe venuto.
- Non so chi sarebbe venuto - risponde al suo pensiero riprendendo
in mano il piede.
- Subito una dimostrazione del mio potere. Devo renderti
più attraente, devi essere come me simbolo del sesso.
Non che tu non sia carino, con quegli occhi tenebrosi!,
ma suvvia completiamo e perfezioniamo.-
La strega apre le ginocchia e incrocia le gambe, siede sul
divano come un capo pellerossa e Giovanni vorrebbe infilarsi
proprio là con la testa. Lei smette di curarsi i
piedi, sorride al desiderio di Giovanni e ordina:
- Metti il sedere per terra e poggia i piedi contro il muro,
gambe stese, dritto con le spalle, braccia incrociate. Sei
pronto? Chiudi gli occhi, rilassati, abbandonati, è
un esperimento e bastano pochi secondi. Uno due tre quattro
cinque. Conta lentamente. Ti stai muovendo sulle natiche.
Ti stai spostando indietro. Sono le gambe che si allungano…
le cosce erano un po' corte… anche i pantaloni del
pigiama non ti preoccupare. Stai crescendo quel tanto che
può bastare perché le tue membra siano proporzionate
e di una misura più su. Sei pronto? Alzati. Vai allo
specchio. Ammirati.-
Prende in mano la pietra per occuparsi dell'altro piede
e aggiunge, mentre lui ubbidiente e stordito si avvicina
allo specchio:
- Spogliati. Avrai altre piacevoli sorprese.-
Giovanni, come un bambino che si sia infangato il vestito
nuovo, disorientato, è in piedi e si osserva, piegando
lo sguardo tutto attorno al corpo. Lo specchio è
di fronte, non gli rivela niente di nuovo, finché
non affiora la percezione che forse è veramente più
alto, poi, e la sensazione è più netta, il
cambiamento che avverte è dentro il pigiama. Si spoglia
titubante. Di colpo freneticamente, finalmente si guarda:
le membra sono distribuite da antichi scultori greci in
gara per perfezionare una sola statua, la sua pelle bruna
è lucida, non grassa. Si avvicina per constatarlo
oh meraviglia! il membro è più grosso polputo
appetibile mirabile si espande diventa maestoso. La linea
del glande, ai bordi turgidi, segue la curva classica segnata
dai disegni, ovvero come si vorrebbe che fosse sulle splendide
riviste omosex: una cappella stupenda robusto-possente,
a occhio e croce venticinque centimetri.
Giovanni la guarda. Quella donna sarà sua. Lei è
intenta sul piede destro e senza alzare lo sguardo: - Va
bene così? - dice e alza il viso verso di lui che
si è bloccato davanti al cuscino.
- Direi molto bene. Sì un bel lavoro. Ti ho dato
prova dei miei poteri.- e riprende in mano il suo piede.
Lei è vicina, a portata di pene. Cerca di agganciarla
alla vita e sotto il vestito morbido e sottile il piccolo
vortice dell'ombelico raccoglie la punta del suo naso. Il
profumo di mille donne lo stordisce, insegue con le dita
tutto quello che può e sfiora mondi inconoscibili
con lo stupore di un ragazzo.
- Una sola volta, ti supplico, farò quello che vuoi.-
- Lo fai già.- La strega scoppia in una sonora risata,
si libera, volteggia, gli mostra tutto ciò che lui
ha conosciuto al tatto e si sposta sul divano.
Adesso c'è un'invisibile grata tra Giovanni e la
strega. Si abbandona, di nuovo fiacco, sul grosso cuscino
e piega la testa per osservare il suo membro eretto. Prova
contemporaneamente un dolore al cuore, allo stomaco, alla
pancia e un oscuro solitario piacere dentro il cervello
che valuta quel pene sorprendente e nota con brividi alla
schiena che basta chinare il capo per imitare il pipistrello.
Glande glande! pensa Giovanni teneramente con la bocca piena
e la lingua che si muove leggera e calda sulla pelle viola.
Oh pipistrello! Gli mancano le ali per appartarsi. La strega
lo ha colmato di regali e resta tutta presa dai suoi piedi.
Il piacere dalla mente ritorna alla mente più intenso.
Possiede il suo stesso corpo. Ha sulla lingua nel palato
nel naso suoi nuovi sapori e odori; è un ripiegare
su se stesso, un tenero, infinito rovistarsi; quelle sensazioni
si espandono sulla pelle, dentro la pelle, in tutta la superficie
del corpo fin dentro ai capelli.
Il dolore al ventre è il presentimento di qualcosa
che la mente rifiuta. Lo stomaco e la pancia avvertono.
Ma il loro linguaggio è diverso, ecco perché
gli si gonfiano gli occhi e lacrime in breve scivolano sulle
guance e vanno proprio lì. Giovanni piange mentre
il cervello continua a godere. Rimangono due sfere irrimediabilmente
separate. Chi potrebbe avvertirlo, se non egli stesso? E
Giovanni è sordo ai suoi richiami. In realtà
non vuole che la strega se ne vada e gli sta bene quel magnifico
flauto bagnato delle sue stesse lacrime.
Maurizio Mazzotta
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