L’affettività è il modo in cui l’individuo si pone in relazione con se stesso e con l’ambiente.
Il modo di relazionare può essere di segno positivo o negativo: accettare o rifiutare se stessi, accettare o rifiutare le proprie emozioni o i propri sentimenti, esprimerli liberamente o inibirli; accettare o rifiutare le idee degli altri, essere tolleranti ovvero intolleranti, comunicare o rimanere isolato, essere capaci/incapaci di mettersi al posto dell’altro.
L’affettività - solo per comprenderci - potrebbe essere distinta in 2 categorie: Sé e Altri, e posta su due continui dinamici.
Il
continuo esprime la “ mobilità ”: Le
capacità relazionali, infatti, “ scivolano
” avanti e indietro senza riguardi per l’età,
le convenzioni, le situazioni. Prendiamo per esempio: reagire
positivamente agli insuccessi. Anche un bambino può
apprendere a reagire bene agli insuccessi: se impara oggi
a tollerare un insuccesso nelle sue piccole azioni, da grande
è molto probabile che saprà affrontare situazioni
ben più gravi. Al contrario: sorridere ed essere
in grado di stabilire un contatto. Tutti gli adulti
ne sono capaci? Eppure questa sembrerebbe una capacità
relazionale di base mentre la prima una capacità
che presenta un alto grado di difficoltà.
–
Ipotesi di “ continuo del Sé ” ( Affettività
positiva verso Sé ) :
conoscere Sé – avere
fiducia in se stessi – essere pronti a rischiare –
essere indipendenti nei giudizi – essere capaci di
ironizzare su se stessi – reagire positivamente agli
insuccessi.
– Ipotesi di “
continuo degli Altri ” ( Affettività positiva
verso gli Altri) :
sorridere ed essere in grado di
stabilire un contatto - conoscere i propri comportamenti
nel sociale – essere tolleranti – comunicare
– saper lavorare insieme agli altri – saper
guidare un gruppo.
Maurizio
Mazzotta