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L’affettività
è il modo in cui l’individuo si pone in relazione
con se stesso e con l’ambiente. |
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Franco: - Ti dico che viene meglio così.-
Gianni: - Ascolta. Non ti stai accorgendo che così è sbagliato |
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Essere
consapevoli delle nostre risposte stimola una riflessione
sul nostro modo di interagire con gli altri. |
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Ma
io ascolto davvero gli altri? |
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Tutti i gruppi hanno una struttura che si |
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Ma
io ascolto davvero gli altri? |
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Tutti i gruppi hanno una struttura... |
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Saperascoltaresaperparlare |
“Ascolta, figliolo”: molti hanno cominciato così la loro storia di “ascoltatori”. Forse per questo sono pessimi ascoltatori. Per forza! Hanno finito per ribellarsi al comando.
“Parla, figliolo”: altri invece hanno iniziato in questo modo la loro storia di “parlatori”. Forse per questo sono pessimi parlatori. Hanno finito per ribellarsi al comando! E intanto non hanno appreso nemmeno ad ascoltare.
Risultano così due grandi categorie di “comunicatori”: quelli che non sanno ascoltare ( perché si sono ribellati) e non sanno parlare ( perché non hanno mai parlato) e coloro che ( per gli stessi motivi ) non sanno parlare e non sanno ascoltare.
Perché ascoltare significa anche saper parlare, come parlare significa anche saper ascoltare.
Se non siamo in grado di ascoltare, le parole che si dicono non hanno senso. Se non siamo in grado di parlare, le parole che si ascoltano non hanno senso.
Ascoltare non è presenza muta, non è passività, è attenzione. Per questo il primo correlato dell’ascolto è il silenzio: chi ascolta si preoccupa più del parlante che non ci siano disturbi alla comunicazione e non è in attesa di dire la sua, non si prepara per contestare o ribattere, togliere o aggiungere, anche questo sarebbe disturbo alla comunicazione; cerca piuttosto di entrare nella testa dell’altro, e per accogliere i suoi contenuti, ideativi ed emotivi, si decentra, esce fuori da sé.
Certamente, deve poter a sua volta parlare. Lo scambio del ruolo è condizione necessaria all’ascolto: il dialogo, non il monologo, è la situazione comunicativa ideale, ossia una condizione di parità, altrimenti l’ascolto diventa passivo.
Parlare non è flusso continuo di parole, non è aggressività, è controllo. Per questo al parlare si accompagna il rispetto verso chi ascolta: chi parla si preoccupa più di chi ascolta che di se stesso, non si compiace, non abusa della pazienza dell’altro, e, soprattutto, non è così coinvolto emotivamente per ciò che dice da perdere di vista la situazione. Ha presente le condizioni dell’altro: la sua capacità di ascolto – disponibilità, attenzione -, la sua capacità di comprendere il linguaggio in cui egli si esprime, i contenuti che esprime, e, maggiormente, la possibilità che gli schemi di riferimento dell’altro possono essere differenti dai suoi.
Si prepara a sua volta ad ascoltare. Lo scambio del ruolo è condizione necessaria per comunicare: il dialogo, non il monologo, è la situazione comunicativa ideale, ossia una condizione di parità, altrimenti il parlare diventa aggressività.
Comunicare vuol dire essere vicino all'altro quel tanto che basta per capire veramente il suo problema e aiutarlo a risolverlo, senza perdere di vista però le proprie esigenze, mediando tra la possibilità di aiutare che significa ascoltare e la necessità di soddisfare i propri bisogni che significa parlare.
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Comunicare è essenzialmente essere tolleranti, realizzare due momenti: comprendere i bisogni degli altri, mettersi dalla loro parte, nella loro testa, capire fino a che punto sia irrinunciabile il loro bisogno; rispettare i bisogni degli altri, quando valutiamo che l’esigenza dell’altro è primaria e la nostra è secondaria.
Implica la rinuncia del singolo al concetto di libertà incondizionata; vuol dire rispetto, accettazione dell’altro come diverso, proprio perché diverso. In una parola essere empatici.
Comunicare è anche essere presenti a se stessi, ossia conoscere i propri diritti, essere in grado di valutare la situazione; rispettare i nostri bisogni, quando valutiamo che la nostra esigenza è primaria e quella dell’altro secondaria. In una parola essere assertivi.
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