Oltre la scienza la letteratura
George Bernard Shaw in Pygmalion (1928) fa in modo che un professore di fonetica, Higgins, trasformi Lisa, giovane fioraia di un sobborgo di Londra, in una donna d'alta classe, insegnandole a parlare il linguaggio di questa classe sociale.
Il colonnello Pickering, amico di Higgins, è il testimone, non solo, fa la sua parte nell’impresa. Ed è una parte importante.
Pickering: Non bisogna badare. Higgins si cava le scarpe dovunque, fuorché dove dovrebbe.
Lisa: Lo so. E’ il suo modo di fare. Io però osservavo che voi non vi comportate allo stesso modo. Sinceramente colonnello, la differenza fra una dama e una fioraia, a parte tutto quello che è forma,
e che chiunque può apprendere (il modo di parlare propriamente, di vestirsi e così via), non consiste nel modo di comportarsi, ma nel modo con cui l'una e l'altra viene trattata. Io sarò sempre una fioraia per il professor Higgins, perché lui mi ha sempre trattata da fioraia e sempre mi tratterà così; ma so di poter essere una dama per voi, perché mi avete sempre trattata come una dama e sempre così mi tratterete.
Abbiamo visto ( cfr i precedenti Studi sull’effetto Pigmalione ) che a gestire quella che si può definire “situazione pigmalionica “ nel mito di Ovidio sarebbe Venere; nell’ indagine scientifica sono gli stessi ricercatori e studiosi. Sono essi a “condizionare” medici e insegnanti, i quali appunto non sono consapevoli, non hanno obiettivi né strategie per conseguirli.
Nella storia immaginata da G.B. Shaw, la situazione è sostanzialmente diversa:
- Pigmalione, cioè Higgins, il professore di fonetica, non ha bisogno della fioraia se non per dimostrare che è capace di trasformarla. Non è la stessa cosa per il mitico scultore di cui narra Ovidio, che invece si innamora della statua. Nella commedia di Shaw non è presente alcun coinvolgimento emotivo.
- Higgins è consapevole, sa quello che vuole e come fare, al contrario dei medici e degli insegnanti, e dei dirigenti di azienda o capireparto, pigmalioni inconsapevoli osservati dagli studiosi.
- Il pigmalione di Shaw non è uno solo, ma la coppia Higgins Pickering. Nelle intenzioni di Shaw il pigmalione della situazione doveva essere solo Higgins (leggere la prefazione alla commedia); di fatto l'autore ha sentito il bisogno di inserire un altro personaggio, al quale Lisa parla come si è letto nel brano riportato sopra. Probabilmente Shaw ha voluto distinguere l'aspetto relativo al compito, cioè Higgins, dall'aspetto relativo alla relazione, cioè Pickering. Sta di fatto che “dimostra” con l’intuizione letteraria e la sua forza di scrittore, che pigmalione può e deve essere consapevole. I cambiamenti in Lisa avvengono per la determinazione e la competenza di Higgins e per i modi gentili di Pickering; per l'entusiasmo di Higgins per la fonetica, oggetto di apprendimento, e per l'entusiasmo di Pickering per Lisa, soggetto di apprendimento.
George Bernard Shaw suggerisce dunque che un pigmalione può sapere di esserlo. E ci aiuta.
Infatti, se l'effetto Pigmalione avviene solo in condizione di inconsapevolezza, cosa ce ne facciamo di una strategia della quale è all’oscuro proprio chi la realizza? Se insegnanti, medici e dirigenti d’azienda non sanno cosa fanno? Shaw ci fa pensare, e ci chiediamo: è invece possibile che a gestire l’effetto pigmalione consapevolmente sia colui che lo provoca? Lo scrittore dice di sì, e ora tocca agli scienziati confermare. Devono indagare cosa accade nella comunicazione, studiare come si realizza l'effetto da aspettativa; osservare insomma i modi di Pigmalione e tentare di riprodurli consapevolmente.
Una volta analizzato il comportamento di Pigmalione e verificato che l’effetto di aspettativa si può riprodurre, potremo assumere la pigmalionità come strategia di cambiamento.
Un confronto
Tra l'effetto alone e l'effetto Pigmalione ci sono alcuni aspetti in comune; altri sono diametralmente opposti.
Nell'effetto alone accade che una caratteristica di una persona ci attrae fortemente, ci colpisce, ci innamora, ed è per questo motivo che la luce di tale caratteristica illumina ai nostri occhi anche tutte le altre; così noi finiamo di accettare tutto di questa persona.
Per esempio: un alunno è bravissimo con matite e colori e per l'insegnante di Educazione artistica non solo diventerà sicuramente un pittore, ma ha altre capacità; non è eccezionale soltanto per ciò che disegna e dipinge, ma tutto in lui è eccezionale: è intelligente, educato, impegnato, ci sa fare coi compagni.
Oppure stimiamo qualcuno perché la sua personalità rivela qualcosa che noi riteniamo estremamente importante, e questo qualcuno noi lo accettiamo totalmente, guai a chi ce lo tocca!
Anche nella situazione pigmalionica c’è in partenza una predisposizione affettiva ( vedi il colonello Pickering di Shaw ), ma è più “generalizzata”, non è riconducibile a una caratteristica soltanto.
Intanto resta che è comune alle due situazioni un atteggiamento affettivo, un qualcosa che coinvolge la relazione tra due persone: genitore-figlio, insegnante-alunno, medico-paziente, dirigente-dipendente.
( Diciamo subito che questo atteggiamento affettivo può essere sia positivo che negativo e in questo ultimo caso l’effetto ovviamente è anch’esso negativo. In questi articoli abbiamo preso e continueremo a prendere in considerazione solo l’atteggiamento positivo ).
Nei due fenomeni l’avvio è dunque simile; e può accadere che il secondo si innesti sul primo.
Può succedere che l’insegnante di Educazione artistica dell’esempio si trasformi in pigmalione per quell’alunno, in questo modo la relazione si intensifica ed è probabile che l’alunno diventi realmente col tempo un pittore e forse pure una brava persona.
Così ciò che distingue i due effetti è che nell’effetto Pigmalione la situazione agisce su entrambi i soggetti della relazione, sia sul pigmalione sia sull’altro, cioè sia sull’insegnante sia sull’alunno e in questo caso produrrebbe vistosi cambiamenti sul secondo, come ha dimostrato l’indagine scientifica.
Proprio per il motivo che produce cambiamenti, tale effetto ci interessa; a differenza dell’ effetto alone che resta una distorsione valutativa.
Ma che fa il “pigmalione”?
Abbiamo concluso il primo paragrafo con la convinzione che il pigmalione può essere consapevole e che ora è necessario che gli scienziati indaghino sui comportamenti di chi crea l’effetto da aspettativa anche senza averne consapevolezza, proprio per vedere cosa accade nella comunicazione. Se si riesce a definire ciò che accade si può tentare di riprodurlo.
Alcuni ricercatori hanno preso in considerazione gli insegnanti che hanno successo, quegli insegnanti cioè che non solo stabiliscono una buona relazione con gli alunni, sia pure con alcuni, ma che li portano a conseguire a loro volta dei successi. Si è studiato l’effetto da aspettativa nell'ottica della comunicazione educativa e didattica e si è notato quanto essa sia stracolma, quanto il pigmalione sia generoso di input, output, feedback correttivi, feedback positivi, rinforzi, affettività positiva, espressioni con differenti linguaggi.
Nei casi osservati la comunicazione è ridondante.
Ed è questo che approfondiremo la prossima volta.
*tratto e modificato da Maurizio Mazzotta Come educare alla creatività Giunti Lisciani, 1990
**Cfr Rosenthal R. Jacobson L ( 1968 ) Pigmalione in classe, Angeli, trad it 1972